
“Fine vita: legge necessaria?” E’ il titolo dell’incontro organizzato dalla associazione Gutta Cavat Lapidem di Rovigo, svoltasi marcoledì 10 giugno al ristorante vegetariano “Il Profumo della freschezza” di Lusia.
Assente Pino Morandini (in quanto ancora convalescente a seguito di un intervento chirurgico) che era nella scaletta degli interventi, il dibattito è stato aperto dal presidente della Associazione, Luca Busson.
«Noi non siamo legislatori ma come cittadini abbiamo il compito di cercare di capire i vari aspetti del problema del fine vita che è come dire eutanasia. – ha detto Busson – perché è un tema che rischia per superficialità, di non essere capito. Abbiamo il dovere di cerare la verità. Non ci sono idee dogmatiche, principi a cui facciamo riferimento ma anche in ambito cattolico ci sono esponenti che si esprimono in maniera differente.
Dobbiamo ricordare alcune pietre miliari che hanno portato alla situazione attuale: 2006 caso Welby, 2009 caso Englaro e 2017 caso Dj Fabo. Sono casi in cui gli ammalati hanno chiesto di morire o sono stati fatti morire su loro richiesta.
Durante quel decennio dal 2006 al 2017 si arriva alla Legge del testamento biologico o delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, la L. 219 del 2017. Dopo due anni arriva la sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019 che stabilisce la non punibilità dell’aiuto al suicidio su quattro tipologie di casi, pur rimando in piedi l’art. 580 del Codice Penale che vita ancora l’aiuto al suicidio. Poi ci sono state due regioni, Sardegna e Toscana, hanno deciso di legiferare. Nel frattempo sono arrivati in Parlamento dei disegni di Legge sul Fine vita. Nell’estate scorsa viene approvato un testo comune che rimane però “in frigo”. I promotori di questo testo vogliono rendere più fluido il diritto a morire. Perchè c’è già il diritto di chiedere la morte a certe condizioni e di aiutare una persona che vuole morire ma il meccanismo è un poì farragino quindi i fautori del testo vogliono che il diritto a morire sia esigibile subito. In 20 anni si è passati dall’idea che il malato va curato sempre e guarito quando è possibile, al diritto di morire. Quindi un cambiamento molto importante dal punto di vista delle idee».
E’ seguito l’intervento di Francesco Gennaro (medico chirurgo): “In Parlamento è fermo un disegno di legge (DDL 104) proposto da Alfredo Bazoli (PD) che sarebbe pronto per essere votato in Senato ma questo tema all’inizio era abbastanza connotato ideologicamente come una questione che stava molto a cuore ai partiti di sinistra e quindi questa proposta non è andata avanti. Lo scorso 3 giugno il testo doveva approdare in aula ma la maggioranza attuale non condividendo il disegno di legge lo ha fatto tornare in commissione perché vuole presentare un proprio disegno di legge. La stessa cosa è avvenuta a livello regionale quando un disegno di Legge era stato portato in aula dalla Giunta di Luca Zaia ma e non venne approvato per un solo voto (quello della consigliera Anna Maria Bigon del PD). Attualmente con Stefani si sta cercando una intesa bipartisan e sembra che a breve si tornerà a votare per una legge regionale sul fine vita.
Penso però che avendo un sistema Sanitario Nazionale, non serva una legge regionale. In 20 anni un tema che era divisivo è diventato popolare». Però dobbiamo chiederci: se la legge non c’è come si va avanti come siamo sempre andati? (Tanto in galera non ci va nessuno) La corte costituzionale però si trova un medico che lo fa. Ovvero che accompagna il paziente all’estero e poi si autodenuncia? Vi sembra giusto? Io farei il ragionamento che faceva Seneca (che era contemporaneo di Gesù) e diceva: “Nessuno è costretto a vivere!” Io dico: “Nessuno dovrebbe essere costretto vivere!”. (…)
La Corte Costituzionale ha messo dei paletti al legislatore ovvero la legge deve rispettare quattro punti chiave:
- Requisiti del Paziente: si applica ai pazienti affetti da patologia irreversibile con prognosi infausta o da una condizione clinica che provoca sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili;
- Capacità di intendere e di volere: E’ necessario che il paziente sia pianamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli;
- Supporto vitale: il paziente deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale;
- Procedura: Prevede la verifica multidisciplinare di un Comitato medico per valutare le condizioni del paziente e garantire che non vi siano alternative di cura o di sollievo del dolore.
Vi sono delle sfumature che riguardano il fatto che la valutazione debba essere fatta da una commissione o basta la valutazione del medico di cura, le spese devono essere sostenute dal sistema sanitario o dal privato? Noi medici che abbiamo sempre l’imperativo dal nostro giuramento di Ippocrate dobbiamo sempre, aiutare le persone, dobbiamo lenire il dolore. Dobbiamo farlo però secondo la legge, avendo protocolli, delle linee guida, su cosa posso fare, su come devo rivolgermi? Il medico quando prende una decisione deve sentirsi sereno, tranquillo di fare il proprio dovere con amore». (…)
Gennaro ha concluso: «Tornando a Seneca, egli diceva: “Ci sono cose preferibili e non preferibili. Quindi la mia conclusione è che la legge sul fine vita non è necessaria ma è preferibile averla!”»
Dopo il dottore Gennaro è intervenuta Emma Rosa Zambon , già medico di famiglia. che ha parlato del disegno di legge sul fine vita presentato dal Governo francese Macron presentato nel 2024 sulla base di un report del 2023 che fece emergere che la maggioranza dei Francesi era favorevole ad una legge sul fine vita.
Infine il dott. Antonio Meo che ha presentato un video autoprodotto dal titolo: “Un passo indietro per capire meglio” , perché, come ha detto, a volte serve fare un passo indietro come un pittore che sta dipingendo un quadro, per avere una visione complessiva dell’opera.
Il video infatti parte da più lontano ovvero non dalle leggi ma dalla loro evoluzione che sono dovute ad un cambio della società, in quanto delle cose che una volta erano da tutti accettate oggi non lo sono più.
Riporta l’esempio della Svezia, prendendo spunto dal film del regista italo svedese Erik Gandini “La teoria svedese dell’amore” , film documentario del 2016. Nel 1972 venne approvato nel paese scandinavo un manifesto del partito socialdemocratico in cui veniva prefigurata la famiglia del futuro in un sistema socioassistenziale perfettamente organizzato il cui fine è dare a ciascuno una vita totalmente autonoma. Negli anni a seguire fu dunque perseguito tale obiettivo per rendere indipendente ogni individuo. La teoria svedese dell’amore dice che ogni rapporto umano autentico, libero da condizionamenti materiali e psicologici, si deve basare sulla sostanziale indipendenza delle persone, a quarant’anni di distanza dal manifesto però la realtà è diversa: prevalgono tristezza e solitudine specialmente da parte delle persone che vivono l’ultima parte della loro vita. Persone sole e che muoiono da sole. Senza che nessuno se ne accorga, senza mancare a nessuno.
L’ultima parte è stata dedicata alle riflessioni spontanee e alle domande dei partecipanti.















Qui sotto il video prodotto e presentato dal dott. Antonio Meo
Qui sotto l’audio dell’incontro:
