PADOVA – Fuori, lungo le strade giovani che protestano e piazze presidiate, elicotteri che controllano dall’alto. Dentro all’aula del Centro Universitario di Via Zabarella altri giovani che riflettono e si interrogano, grazie all’associazione di ispirazione cattolica Gutta Cavat Lapidem che sabato mattina ha organizzato il convegno dal titolo “Ai potenti la guerra. E noi?”. Confrontarsi, capire, cercare delle risposte a tante domande sui temi attuali, due classi quinte, una del liceo scientifico Curiel e una del liceo classico Tito Livio di Padova.
A guidarli in queste riflessioni tre insigni relatori, vale a dire Manuela Fasolato Pubblico Ministero, Carlo Citterio Presidente emerito della Corte di Appello di Venezia e Giorgia Pinelli docente universitaria.
Interventi che sono stato coordinati da Luca Busson, presidente dell’Associazione, che ha sede a Rovigo ma che da tre anni organizza convegni anche a Padova.
Rimanere umani in questo momento storico non è facile e i giovani chiedono esempi migliori perché sono ogni giorno alle prese con esempi fuorvianti come quelli di certi leader che guidano le nazioni e che per primi sembrano avere smarrito ogni briciolo di umanità. «Che esempio può darci – dicono i ragazzi – un Capo di Stato che autorizza in diretta streaming un’esecuzione capitale?»
Come restare umani in un contesto caratterizzato da un eccesso di violenza, dalla mancanza di rispetto dei trattati naturali?
«Le guerre vedono sempre più vittime tra i civili, persone innocenti che non nutrono nessun sentimento di odio nei confronti degli altri popoli», sottolinea l’ex magistrato Carlo Citterio. Purtroppo l’odio sembra essere qualcosa di insito nella natura dell’uomo come fa capire Giorgia Pinelli che traccia un excursus storico partendo dalla guerra del Pelloponneso quando anche gli ateniesi, abitanti della città considerata la “culla della democrazia”, scatenarono la loro violenza nei confronti degli abitanti dell’Isola di Melo che volevano restare neutrali, senza schierarsi né con Sparta né con Atene e vennero massacrati per questa loro indecisione».
Porta a conferma di questa natura violenta gli esperimenti compiuti negli anni sessanta e settanta, come l’esperimento di Milgram oppure l’esperimento che ha visto universitari divisi in un gruppo di carcerieri e in un gruppo di prigionieri, compiuto negli anni ’70 del secolo scorso: «l’esperimento venne sospeso – ha detto Pinelli – per il fatto che i carcerieri si erano resi autori di attivi troppo violenti ed oppressivi verso coloro che facevano la parte dei prigionieri». E’ pertanto complicato in questo contesto restare umani ma la risposta non può essere quella della violenza. Pinelli porta infine l’attenzione sulla Parabola del Buon Samaritano. Quelle persone che si trovano in difficoltà potremmo essere noi e se chi è preposto ad aiutarci non lo fa dobbiamo essere noi stessi a farlo. Gli strumenti a disposizione come ha detto Fasolato ci sono e si basano sul diritto naturale dove ci sono leggi che non possono essere rimossi. Abbiamo strumenti come la Costituzione Italiana, ha aggiunto Citterio ma soprattutto l’agire secondo la nostra coscienza e la nostra condotta.









