Tacciono persino le cicale, in questa estate da incubo, ma non i paladini dei diritti umani,
ritornati a chiedere una legge sull’ eutanasia.
Niente da dire sull’ impegno civile, meno chiaro il motivo di tanta passione.
Perché una legge sull’ eutanasia?
Non certo per i numeri del problema, notoriamente insignificanti, 16 casi in tutto di suicidio
assistito in Italia ad oggi.
Per la richiesta della Corte Costituzionale al Parlamento?
Ma é solo l’invito di un potere dello Stato ad un altro potere, niente di più.
Per il diritto di morire con dignità?
Ma la morte non é un diritto, é un evento inevitabile, limite e passaggio definitivo che
accomuna tutti i viventi, da coprire di rispetto e compassione.
Se la morte fosse un diritto, si configurerebbe un corrispondente “dovere di far morire”, da
parte di qualcuno, inevitabilmente un sanitario, il cui ruolo di garanzia verrebbe
ulteriormente compromesso.
In realtà, una legge sull’ eutanasia renderebbe ordinario cio’ che é un evento straordinario,
esigibile su richiesta, in tempi prefissati.
D’ altre parte la strada é già tracciata con l’ Olanda medaglia d’ oro olimpica per aver
approvato per prima (2002) una legge che prevede l’ eutanasia in tutte le fasi della vita,
compresa quella pediatrica.
E la graziosa olandesina che raccoglie bellissimi e variopinti tulipani raccontata nelle sere
d’ inverno dalle nostre mamme e nonne, non esiste più. Esistono solo aspiranti statisti
che tirano in ballo diritti e modelli di vita, “perché ce lo chiede l’ Europa”, che non ci
appartengono.
Luca Busson
GUTTA CAVAT LAPIDEM
Associazione culturale
Da “Il Gazzettino” (Lettere) del 19 agosto 2026″.

